Di Michele Lasala
La ricerca di Luigi Di Fabio è sospinta dalla persistente domanda sul senso dell’esistenza. Da qui parte l’indagine, filosofica e artistica, di questo giovane nato nel cuore del Molise: in quella Termoli, azzurra e solare, il cui chiarore e la cui luminosità ritroviamo nelle sue stesse immagini, permeate come sono di cristallina trasparenza. Formatosi a Brera e poi alla Cattolica di Milano, il giovane pittore comprende, con penetrante intelligenza, quello che è il modo d’essere più proprio della vita: l’instabilità dell’esistere. Poiché l’esistenza è esposta sempre all’imprevedibile, la vita dell’uomo sembra appesa a un filo, e oscilla come un pendolo tra il noto e l’ignoto nel magma dell’incertezza. Così, nella continua ricerca di un forma da conferire alla nostra vita, attraversiamo il tempo, e in esso fluttuiamo, come bolle di sapone, senza una meta. Per questo ondeggiano dentro uno spazio indistinto e senza confini le trasparenti e serafiche figure di Di Fabio. Lo vediamo in questo olio e acrilico su tela grezza che suggella – come fotogramma – il sentimento più profondo che anima ogni uomo: quello di sfuggire alla morsa del tempo e svincolarsi per sempre dalle logiche mondane, per attingere finalmente all’essere, in un sogno perenne che alleggerisca i corpi lasciandoli librare nell’aria, al pari degli angeli. Emblema di questo desiderio è non a caso il palloncino, spesso presente nelle opere pittoriche e fotografiche di Di Fabio. Esso si fa simbolo di quella instabilità, perché per sua natura sfugge alla forza di gravità per perdersi nell’universo più vasto e nella chiara azzurrità di un cielo fresco e senza limiti. Come quando l’anima, liberandosi dai lacci che la legano al mondo, si espande nei sogni, sciogliendosi in immagini astratte e surreali. Le stesse immagini con cui Di Fabio tesse la meravigliosa trama delle sue favole oniriche.

LUIGI DI FABIO
Senza titolo (humana conditio) #26
Olio, stucco e acrilico su tela grezza,
cm 100×130,
2024
Luigi Di Fabio (Termoli, 1998) sviluppa una ricerca incentrata sulla condizione umana, affrontando i temi della precarietà, della sospensione e della trasformazione. Il suo lavoro riflette sulla fragilità dell’esistenza e sulla tensione tra presenza e assenza, esplorando il corpo come luogo di transito e di incertezza. Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Brera e all’Università Cattolica di Milano, Di Fabio adotta un linguaggio visivo che attraversa pittura, fotografia e video, costruendo narrazioni in cui la figura si dissolve in spazi instabili e indefiniti. Elemento ricorrente nella sua produzione è il corpo fluttuante, spesso autoritratto, che emerge da superfici grezze o ambienti privi di coordinate spaziali. L’assenza di sfondi definiti e la riduzione della composizione a forme essenziali accentuano la percezione di un equilibrio precario, in bilico tra gravità e leggerezza. Quest’ultima, nella poetica dell’artista, diventa un vero e proprio desiderio di superamento: uno strumento per oltrepassare i limiti imposti dalla materia, dall’identità e dalla finitezza umana. Attraverso la sovrapposizione di livelli visivi e l’uso di materiali che evocano instabilità, Di Fabio costruisce uno spazio mentale in cui il reale si fa evanescente e il corpo diventa il segno di una presenza fragile, esposta a continue trasformazioni.
Nel 2024 ha ricevuto il primo premio alla XVIII edizione del Premio Morlotti/Imbersago. Le sue opere sono state pubblicate in diversi cataloghi, tra cui quello dei finalisti del Premio Morlotti e in copertina per la rivista Arbiter nel mese di giugno 2025. Attualmente rappresentato da ArcGallery di Monza, nel 2026 sarà protagonista di una mostra curata da Simona Bartolena e Giorgio Seveso presso LeoGalleries. Nello stesso anno esporrà al Museo della Permanente di Milano. Tra le collettive recenti: Trasformazioni (Castello di Vigevano, 2023), Trame (Castello Visconteo di Legnano, 2023), ISTANTANEA (Spazio CAM, Milano, 2023). Nel 2027 la sua personale Humana Conditio sarà ospitata al Castello Svevo di Termoli.